Di facciata superiore in cinque aree), le nicchie

Di primo impatto la facciata porta a pensare di trovarsi di fronte ad un’opera di stile carolingio: la sua struttura in mattoni con i contrafforti ben visibili e quella componente che antecede la facciata stessa quasi staccandosi da essa, sono un fortissimo richiamo all’architettura franca. Ma questa chiesa presenta un’iridescenza stilistica notevole: in questo “fondo” carolingio si accavallano molti stili: da un lato la proiettano la struttura nell’arte gotica e dall’altro la fanno arretrare nell’architettura paleocristiana.Gli elementi romanici sono preponderanti: le arcate cieche e le lesene sopra di esse (che dividono la facciata superiore in cinque aree), le nicchie nell’estremità superiore, il rosone e gli oculi ai suoi lati, la spoglia muratura in mattoni, il portale imponente (sottolineato dal protiro) e la pianta absidata. E’evidente la somiglianza della facciata a quella della chiesa di S. Miniato al Monte a Firenze del  1063, a cui probabilmente si ispira. Diversa è la struttura a capanna degli Eremitani rispetto a quella a salienti della chiesa toscana ma è da notare la somiglianza dei cinque archi alla base e della parte superiore.  I cinque archi alla base in entrambe le strutture occupano la metà inferiore della facciata scandendola in cinque aree ben definite che si ripropongono nella parte superiore. L’area centrale funge da luogo di ingresso alla chiesa: nella parte inferiore è previsto l’ingresso per gli uomini attraverso il portale principale, in quella superiore è immaginato l’ingresso del divino. Questo è rappresentato dalla la luce filtrata attraverso il rosone nel caso padovano o attraverso la finestra sormontata dalla raffigurazione in oro, nel caso toscano.Anche la composizione degli elementi di entrambe le metà superiori si assomiglia: l’area centrale attraverso cui penetra la luce è affiancata da altre quattro aperture minori. Nel caso di S.Miniato due delle aperture stesse non sono fisiche ma riprodotte con marmo chiaro intrappolato in una cornice più scura.Per quanto riguarda l’estremità superiore costituita dalla fila di archetti che alleggeriscono l’imponente facciata, si può notare un riferimento alla chiesa di San Michele a Pavia. In essa gli archetti sono ben più evidenti ed hanno un ruolo fondamentale in quanto alleggeriscono la pesante facciata.Ai caratteri toscano-Lombardi si sovrappongono evidenti elementi neo-gotici: è presente un considerevole uso delle vetrate incastonate nel marmo della facciata che alleggeriscono la struttura. Esse si alternano alla pietra fino quasi a sostituirla nei tre absidi e conferiscono in tal modo luminosità e ariosità all’intero edificio. Tutt’altro stile caratterizza la pianta della struttura. Come in una basilica paleocristiana è costituita da una sola navata e dal soffitto a carena. Caso analogo è quello della chiesa di S. Fermo a Verona: chiesa romanica costituita anch’essa da una sola navata con soffitto a carena. Ciò che rende uniche entrambe le chiese è la stupefacente fusione di uno stile arcaico, il paleocristiano, con quello che era lo stile più nuovo, il gotico, entrambi stili che conferivano una caratteristica comune: l’atmosfera mistica resa grazie a giochi di spazi e di luce. Si fondono quindi i segreti di entrambi gli stili: l’idea paleocristiana del viaggio è fisicamente rappresentata dall’unica navata da percorrere verso l’altare. A ciò si unisce l’ispirazione gotica della luce che filtra nel buio attraverso le vetrate a simboleggiare l’azione divina che accompagna il camminare dell’uomo nel suo percorso divinatorio. Nasce così un luogo mistico all’interno, celato all’esterno e protetto  dall’umile stile romanico esterno.